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	<title>FactCheck.it &#187; Mario Tedeschini Lalli</title>
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	<description>Chi salva un fatto salva la verità intera</description>
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		<title>Journalism meets data, una conferenza</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 13:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[data driven journalism]]></category>
		<category><![CDATA[Ejc]]></category>
		<category><![CDATA[European Journalism Centre]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli]]></category>
		<category><![CDATA[open data]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani ad Amsterdam l&#8217;European Journalism Centre organizza una conferenza internazionale data driven journalism, il giornalismo che fa i conti e trae ispirazione dalle ingenti quantità di dati oggi disponibili e aggregabili attraverso le piattaforme digitali. Si tratta soprattutto di un&#8217;opportunità per lo scambio di esperienze a cui partecipano, tra gli altri, rappresentanti di New York [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domani ad Amsterdam l&#8217;<a href="http://www.ejc.net">European Journalism Centre</a> organizza una <a href="http://datadrivenjournalism.net/">conferenza internazionale</a> <em>data driven journalism</em>, il giornalismo che fa i conti e trae ispirazione dalle ingenti quantità di dati oggi disponibili e aggregabili attraverso le piattaforme digitali. Si tratta soprattutto di un&#8217;opportunità per lo scambio di esperienze a cui partecipano, tra gli altri, rappresentanti di New York Times, Financial 		Times, The Times, University of Amsterdam, Open 		University e Open Knowledge Foundation.</p>
<blockquote><p>Today there is a notable change. Collections of data are becoming available online, 		often for free. There is a whole stack of tools to dig into ‘big data‘. Open source tools 		allow navigation and analysis of large amounts of data rather quickly. There are online 		applications that allow us to share and visualise data.</p>
<p>Developing the know-how to use the available data more effectively, to understand it, 		communicate and generate stories based on it, could be a huge opportunity to breathe 		new life into journalism. Journalists can find new roles as ’sense-makers’ digging deep 		into data, thus making reporting more socially relevant. If done well, delivering credible 		information and advice could even generate revenues, opening up new perspectives on 		business models, aside from subscriptions and advertising.</p>
<p>In this context, the European Journalism Centre in collaboration with the University of 		Amsterdam organises the first round table on data-driven journalism. The one day event 		brings together specialists in fields which intersect with data-driven journalism: data 		mining, data visualisation and multimedia storytelling to discuss the possibilities of this 		emerging field, examine and understand the needed tools and workflows, and spread 		the know-how for data-driven journalism. What can we learn from the existing projects? 		How can we integrate the existing tools in the journalistic workflows? What skills are 		needed to enter this field? These are just a few of the issues which will be addressed in 		this event.</p></blockquote>
<p>Ad Amsterdam c&#8217;è anche Mario Tedeschini Lalli, che più di chiunque altro in Italia si sta confrontando con l&#8217;argomento, dunque vale la pena tenere d&#8217;occhio <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/">il suo blog</a> e <a href="http://twitter.com/tedeschini">il suo profilo Twitter</a> nelle prossime ore. Se saranno disponibili dei video, saranno probabilmente messi a disposizione <a href="http://vimeo.com/ejc">sul canale Vimeo dell&#8217;Ejc</a>.</p>
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		<title>Dati e fatti per fare la differenza</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 09:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria e tecniche]]></category>
		<category><![CDATA[data driven journalism]]></category>
		<category><![CDATA[data driven reporting]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo investigativo]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli]]></category>
		<category><![CDATA[open data]]></category>

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		<description><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli prosegue il suo discorso su giornalismo e dati (precedenti puntate: 28 maggio, 3 giugno, 4 giugno, 7 giugno): L’idea del data driven journalism o  data driven reporting , cioè di un giornalismo basato sui dati, nasce proprio da questo: gli strumenti digitali offrono ora al giornalista &#8211; e, perché no, al cittadino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mario Tedeschini Lalli <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/08/15/dati-e-giornalismo5-che-centrano-i-giornalisti/">prosegue</a> il suo discorso su giornalismo e dati (precedenti puntate: <a href="L’idea del  data driven journalism  o  data driven reporting  , cioè di un giornalismo basato sui dati, nasce proprio da questo: gli strumenti digitali offrono ora al giornalista - e, perché no, al cittadino - la possibilità di “osservare in proprio” l’intero insieme dei dati relativi a un argomento, per estrapolarne quelli ritenuti più importanti o significativi. Non approfittare di questa possibilità significherebbe rinunciare a uno strumento che consentirebbe ai giornalisti di fare la differenza nel “racconto” dei fatti e - in particolare - nel “racconto” del potere: non solo chi sa leggere (i dati) ha più potere di chi non sa leggerli (come chi “sa leggere” tout court ha più potere di chi non sa leggere), ma il fatto stesso che i dati di base siano nella disponibilità di qualcuno e non di qualcun altro accresce il “delta di potere” tra questi e quello — e di solito chi ne ha la disponibilità è, di solito, chi ha una qualche forma di autorità.">28 maggio</a>, <a href="L’idea del  data driven journalism  o  data driven reporting  , cioè di un giornalismo basato sui dati, nasce proprio da questo: gli strumenti digitali offrono ora al giornalista - e, perché no, al cittadino - la possibilità di “osservare in proprio” l’intero insieme dei dati relativi a un argomento, per estrapolarne quelli ritenuti più importanti o significativi. Non approfittare di questa possibilità significherebbe rinunciare a uno strumento che consentirebbe ai giornalisti di fare la differenza nel “racconto” dei fatti e - in particolare - nel “racconto” del potere: non solo chi sa leggere (i dati) ha più potere di chi non sa leggerli (come chi “sa leggere” tout court ha più potere di chi non sa leggere), ma il fatto stesso che i dati di base siano nella disponibilità di qualcuno e non di qualcun altro accresce il “delta di potere” tra questi e quello — e di solito chi ne ha la disponibilità è, di solito, chi ha una qualche forma di autorità.">3 giugno</a>, <a href="L’idea del  data driven journalism  o  data driven reporting  , cioè di un giornalismo basato sui dati, nasce proprio da questo: gli strumenti digitali offrono ora al giornalista - e, perché no, al cittadino - la possibilità di “osservare in proprio” l’intero insieme dei dati relativi a un argomento, per estrapolarne quelli ritenuti più importanti o significativi. Non approfittare di questa possibilità significherebbe rinunciare a uno strumento che consentirebbe ai giornalisti di fare la differenza nel “racconto” dei fatti e - in particolare - nel “racconto” del potere: non solo chi sa leggere (i dati) ha più potere di chi non sa leggerli (come chi “sa leggere” tout court ha più potere di chi non sa leggere), ma il fatto stesso che i dati di base siano nella disponibilità di qualcuno e non di qualcun altro accresce il “delta di potere” tra questi e quello — e di solito chi ne ha la disponibilità è, di solito, chi ha una qualche forma di autorità.">4 giugno</a>, <a href="L’idea del  data driven journalism  o  data driven reporting  , cioè di un giornalismo basato sui dati, nasce proprio da questo: gli strumenti digitali offrono ora al giornalista - e, perché no, al cittadino - la possibilità di “osservare in proprio” l’intero insieme dei dati relativi a un argomento, per estrapolarne quelli ritenuti più importanti o significativi. Non approfittare di questa possibilità significherebbe rinunciare a uno strumento che consentirebbe ai giornalisti di fare la differenza nel “racconto” dei fatti e - in particolare - nel “racconto” del potere: non solo chi sa leggere (i dati) ha più potere di chi non sa leggerli (come chi “sa leggere” tout court ha più potere di chi non sa leggere), ma il fatto stesso che i dati di base siano nella disponibilità di qualcuno e non di qualcun altro accresce il “delta di potere” tra questi e quello — e di solito chi ne ha la disponibilità è, di solito, chi ha una qualche forma di autorità.">7 giugno</a>):</p>
<blockquote><p>L’idea del <em> <a href="http://datadrivenjournalism.net/"><em>data driven journalism</em></a> </em> o  <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/journalism_needs_data_in_21st_century.php"><em>data driven reporting</em></a> , cioè di un giornalismo basato sui dati, nasce proprio da questo: gli  strumenti digitali offrono ora al giornalista &#8211; e, perché no, al  cittadino &#8211; la possibilità di “osservare in proprio” l’intero insieme  dei dati relativi a un argomento, per estrapolarne quelli ritenuti più  importanti o significativi. Non approfittare di questa possibilità  significherebbe rinunciare a uno strumento che consentirebbe ai  giornalisti di fare la differenza nel “racconto” dei fatti e &#8211; in  particolare &#8211; nel “racconto” del potere: non solo chi sa leggere (i  dati) ha più potere di chi non sa leggerli (come chi “sa leggere” tout  court ha più potere di chi non sa leggere), ma il fatto stesso che i  dati di base siano nella disponibilità di qualcuno e non di qualcun  altro accresce il “delta di potere” tra questi e quello — e di solito  chi ne ha la disponibilità è, di solito, chi ha una qualche forma di  autorità.</p></blockquote>
<p>Leggi tutto <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/08/15/dati-e-giornalismo5-che-centrano-i-giornalisti/">su Giornalismo d&#8217;altri</a></p>
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		<title>Tornare a parlare di dati</title>
		<link>http://factcheck.it/2010/06/03/tornare-a-parlare-di-dati/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 22:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria e tecniche]]></category>
		<category><![CDATA[accesso ai dati]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom of Information Act]]></category>
		<category><![CDATA[Legge 15/2009]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli]]></category>

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		<description><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli su Giornalismo d&#8217;altri lancia la discussione, una volta per tutte. Siccome il suo spunto è fondamentale per quello che qui, nei ritagli di tempo, cerchiamo di fare da qualche mese, mi permetto di citarne ampi stralci, sperando di rilanciare il confronto: Quello che il giornalista “fa” è selezionare e organizzare l’informazione. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/05/28/i-dati-e-il-giornalismo1-vogliamo-cominciare-a-parlarne/">Mario Tedeschini Lalli</a> su <em>Giornalismo d&#8217;altri</em> lancia la discussione, una volta per tutte. Siccome il suo spunto è fondamentale per quello che qui, nei ritagli di tempo, cerchiamo di fare da qualche mese, mi permetto di citarne ampi stralci, sperando di rilanciare il confronto:</p>
<blockquote><p>Quello che il giornalista “fa” è selezionare e organizzare  l’informazione.</p>
<p>Nel mondo analogico la funzione di selezione e organizzazione  dell’informazione non veniva e non viene alla luce tranne che al suo  stadio finale: il testo degli articoli, l’impaginato del giornale o il  sommario del tg. Nel mondo digitale è possibile fare di più: portare “in  vista” una gran parte di questo processo, sia per aumentare la quantita  e la rilevanza delle informazioni per il singolo utente/lettore, sia  per aumentare la credibilità del proprio prodotto.</p>
<p>Si tratta di cominciare a trattare di <em>dati</em>, gli elementi di  base di ogni ricerca o indagine giornalistica per quello che valgono:  cioè molto. Scoprirli, organizzarli, renderli commentabili e annotabili.  E per dati possiamo intendere sia i numeri, le tabelle, le statistiche;  sia i documenti, i testi originali ecc.</p>
<p>Qualcuno potrebbe dire che si tratta di una funzione “archivistica”,  io sostengo che mettere il pubblico in grado di scrutare e analizzare i  dati sulla base del quale la politica o il potere in genere prendono le  decisioni sia una funzione tipicamente giornalistica. Il bello di questo  nuovo mondo digitale e che possiamo andare oltre i semplici “esempi”  che possiamo mostrare o citare in un articolo o in una pagina e offrire  al pubblico, al cittadino il materiale originale, tutto il materiale  originale &#8211; in forma significativa.</p>
<p>Da questo punto di vista occorre agire in due direzioni: verso le  autorità pubbliche e verso i processi stessi di costruzione  giornalistica.</p></blockquote>
<p>Il punto è centrale. Non è soltanto una questione di pratiche professionali, ma anche di disponibilità dei dati. E se non cominciamo a raccoglierli, a chiedere che vengano messi a disposizione e a pretendere che diventino un bene pubblico, come già in altre nazioni che prima di noi si sono confrontate con le opportunità e i rischi della società digitale, non faremo mai passi avanti in questo settore. E dunque:</p>
<blockquote><p>Verso le autorità pubbliche si tratta di far comprendere che i dati e  i documenti sono &#8211; tranne eccezioni &#8211; patrimonio dei cittadini e che  devono essere resi disponibili rendendone più facile il reperimento. Da  una parte c’è da andare verso una legislazione e &#8211; specialmente &#8211; una  prassi che si ispiri al <a href="http://ifg.uniurb.it/informazione/ducato-online/troppi-documenti-segreti-la-fnsi-per-la-liberta-di-conoscere/" target="_self">Freedom of Information Act americano</a> (FOIA):  l’Italia, come è noto, è molto indietro in questo, ma da un anno il  principio &#8211; sia pur solo il principio &#8211; è stato affermato dal  legislatore: un<a href="http://ifg.uniurb.it/informazione/ducato-online/freedom-of-information-act-in-italia-il-principio-e-gia-legge/" target="_self"> emendamento alla cosiddetta Legge Brunetta sulla  pubblica amministrazione ha infatti stabilito</a></p>
<ul>
<li> la trasparenza “intesa come accessibilità totale,                  anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti internet”                  di tutti i dati e le informazioni sull’organizzazione e   l’andamento                delle amministrazioni (comma settimo)</li>
<li> “le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni                  di chiunque sia addetto a una funzione pubblica e la relativa   valutazione                non sono oggetto di protezione della   riservatezza personale”                (comma nono)</li>
<li> full disclosure, ossia “accessibilità totale”                di   tutte le informazioni riguardanti l’organizzazione e l’attività                  delle pubbliche amministrazioni</li>
</ul>
<p>Verso il giornalismo stesso occorre cominciare a far passare l’idea  che la “bella scrittura” vale niente o poco se non c’è il dato sul quale  appoggiarla e che il giornalista da solo non ha materialmente la forza  di gestire tutti i dati rilevanti. Occorre passare da un giornalistico  “impressionistico” a quello che qualcuno definisce “<span id="apture_prvw1"><span style="background-position: right -2149px;"> </span><a href="http://www.slideshare.net/shijokingo/il-giornalismo-di-precisione">di  precisione</a></span>“, al “<span id="apture_prvw2"><span style="background-position: right -1349px;"> </span><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Database%20journalism">database  journalism</a></span>” e che potrebbe arrivare fino al “<span id="apture_prvw3"><span style="background-position: right -1349px;"> </span><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing">crowdsourcing</a></span>“,  cioè alla collaborazione dei cittadini alla raccolta e anche  all’analisi dei dati e dei documenti, come è accaduto al <em>Daily  Telegraph</em> e al <em>Guardian</em> britannici per l’inchiesta sui  rimborsi spese dei parlamentari.</p></blockquote>
<p>Leggi tutto e discutine su <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/05/28/i-dati-e-il-giornalismo1-vogliamo-cominciare-a-parlarne/">Giornalismo  d&#8217;altri</a>.</p>
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		<title>Primo: la disponibilità dei fatti</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 21:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[banca dati]]></category>
		<category><![CDATA[mappa]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli]]></category>
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		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
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		<description><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli riporta oggi una storia interessante di fatti e di reazioni ai fatti. Nel Regno Unito è stata inaugurata una banca dati interforze sui rapporti delle polizie locali: incrociando luogo, forze dell&#8217;ordine coinvolte e tipo di crimine, il sito mette a disposizione importanti quantitativi di informazioni di prima mano. La storia diventa paradossale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2009/10/26/cercasi-dati-primari-per-informazione-strutturata-ma-attenti-alla-reazione/">Mario Tedeschini Lalli riporta</a> oggi una storia interessante di fatti e di reazioni ai fatti. Nel Regno Unito è stata inaugurata una <a href="http://maps.police.uk/">banca dati interforze</a> sui rapporti delle polizie locali: incrociando luogo, forze dell&#8217;ordine coinvolte e tipo di crimine, il sito mette a disposizione importanti quantitativi di informazioni di prima mano. La storia diventa paradossale nel momento in cui il progetto viene osteggiato dall&#8217;associazione dei periti immobiliari (raccontano il <a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-1221604/Online-crime-maps-wipe-thousands-house-prices-overnight.html">Daily Mail</a>, l&#8217;Ansa e <a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/10/26/multimedia/033mondik.html">Affari&amp;Finanza</a>), preoccupata che un uso improprio del repertorio finisca per far crollare il mercato nelle zone a maggiore densità di crimine.</p>
<p>Fin qui lo spunto di attualità. Che però serve a Tedeschini Lalli come pretesto per un escursus sulle altre rodate e più rilevanti iniziative negli Stati Uniti, ma soprattutto per un paio di riflessioni centrali nel campo di ricerca che ci siamo dati:</p>
<blockquote><p>Un database è, ovviamente, proprio il contrario di qualsiasi uso “sensazionalistico” del dato: non ci sono titoli, non ci sono dati privilegiati rispetto ad altri; ci sono i dati in quanto tali che ciascuno può &#8211; o dovrebbe potere &#8211; aggregare secondo personali profili di rilevanza. L’interpretazione è lasciata a chi aggrega e legge il dato [...] In Italia siamo ben più indietro. Non solo non abbiamo un sistema di visualizzazione dei dati di cronaca nera unica, ma non abbiamo proprio i dati. [...] L’Italia ha urgente bisogno che i giornalisti si concentrino sui dati, che li richiedano, che li raccolgano, che li organizzino. E poi magari si dividano sulla loro interpretazione, che tuttavia dovrà confrontarsi immediatamente anche con l’interpretazione del cittadino/lettore/utente che avrà la stessa identica possibilità di interrogare la base di dati.</p></blockquote>
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