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	<title>FactCheck.it &#187; Freedom of Information Act</title>
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	<description>Chi salva un fatto salva la verità intera</description>
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		<title>Tornare a parlare di dati</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 22:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria e tecniche]]></category>
		<category><![CDATA[accesso ai dati]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom of Information Act]]></category>
		<category><![CDATA[Legge 15/2009]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli]]></category>

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		<description><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli su Giornalismo d&#8217;altri lancia la discussione, una volta per tutte. Siccome il suo spunto è fondamentale per quello che qui, nei ritagli di tempo, cerchiamo di fare da qualche mese, mi permetto di citarne ampi stralci, sperando di rilanciare il confronto: Quello che il giornalista “fa” è selezionare e organizzare l’informazione. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/05/28/i-dati-e-il-giornalismo1-vogliamo-cominciare-a-parlarne/">Mario Tedeschini Lalli</a> su <em>Giornalismo d&#8217;altri</em> lancia la discussione, una volta per tutte. Siccome il suo spunto è fondamentale per quello che qui, nei ritagli di tempo, cerchiamo di fare da qualche mese, mi permetto di citarne ampi stralci, sperando di rilanciare il confronto:</p>
<blockquote><p>Quello che il giornalista “fa” è selezionare e organizzare  l’informazione.</p>
<p>Nel mondo analogico la funzione di selezione e organizzazione  dell’informazione non veniva e non viene alla luce tranne che al suo  stadio finale: il testo degli articoli, l’impaginato del giornale o il  sommario del tg. Nel mondo digitale è possibile fare di più: portare “in  vista” una gran parte di questo processo, sia per aumentare la quantita  e la rilevanza delle informazioni per il singolo utente/lettore, sia  per aumentare la credibilità del proprio prodotto.</p>
<p>Si tratta di cominciare a trattare di <em>dati</em>, gli elementi di  base di ogni ricerca o indagine giornalistica per quello che valgono:  cioè molto. Scoprirli, organizzarli, renderli commentabili e annotabili.  E per dati possiamo intendere sia i numeri, le tabelle, le statistiche;  sia i documenti, i testi originali ecc.</p>
<p>Qualcuno potrebbe dire che si tratta di una funzione “archivistica”,  io sostengo che mettere il pubblico in grado di scrutare e analizzare i  dati sulla base del quale la politica o il potere in genere prendono le  decisioni sia una funzione tipicamente giornalistica. Il bello di questo  nuovo mondo digitale e che possiamo andare oltre i semplici “esempi”  che possiamo mostrare o citare in un articolo o in una pagina e offrire  al pubblico, al cittadino il materiale originale, tutto il materiale  originale &#8211; in forma significativa.</p>
<p>Da questo punto di vista occorre agire in due direzioni: verso le  autorità pubbliche e verso i processi stessi di costruzione  giornalistica.</p></blockquote>
<p>Il punto è centrale. Non è soltanto una questione di pratiche professionali, ma anche di disponibilità dei dati. E se non cominciamo a raccoglierli, a chiedere che vengano messi a disposizione e a pretendere che diventino un bene pubblico, come già in altre nazioni che prima di noi si sono confrontate con le opportunità e i rischi della società digitale, non faremo mai passi avanti in questo settore. E dunque:</p>
<blockquote><p>Verso le autorità pubbliche si tratta di far comprendere che i dati e  i documenti sono &#8211; tranne eccezioni &#8211; patrimonio dei cittadini e che  devono essere resi disponibili rendendone più facile il reperimento. Da  una parte c’è da andare verso una legislazione e &#8211; specialmente &#8211; una  prassi che si ispiri al <a href="http://ifg.uniurb.it/informazione/ducato-online/troppi-documenti-segreti-la-fnsi-per-la-liberta-di-conoscere/" target="_self">Freedom of Information Act americano</a> (FOIA):  l’Italia, come è noto, è molto indietro in questo, ma da un anno il  principio &#8211; sia pur solo il principio &#8211; è stato affermato dal  legislatore: un<a href="http://ifg.uniurb.it/informazione/ducato-online/freedom-of-information-act-in-italia-il-principio-e-gia-legge/" target="_self"> emendamento alla cosiddetta Legge Brunetta sulla  pubblica amministrazione ha infatti stabilito</a></p>
<ul>
<li> la trasparenza “intesa come accessibilità totale,                  anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti internet”                  di tutti i dati e le informazioni sull’organizzazione e   l’andamento                delle amministrazioni (comma settimo)</li>
<li> “le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni                  di chiunque sia addetto a una funzione pubblica e la relativa   valutazione                non sono oggetto di protezione della   riservatezza personale”                (comma nono)</li>
<li> full disclosure, ossia “accessibilità totale”                di   tutte le informazioni riguardanti l’organizzazione e l’attività                  delle pubbliche amministrazioni</li>
</ul>
<p>Verso il giornalismo stesso occorre cominciare a far passare l’idea  che la “bella scrittura” vale niente o poco se non c’è il dato sul quale  appoggiarla e che il giornalista da solo non ha materialmente la forza  di gestire tutti i dati rilevanti. Occorre passare da un giornalistico  “impressionistico” a quello che qualcuno definisce “<span id="apture_prvw1"><span style="background-position: right -2149px;"> </span><a href="http://www.slideshare.net/shijokingo/il-giornalismo-di-precisione">di  precisione</a></span>“, al “<span id="apture_prvw2"><span style="background-position: right -1349px;"> </span><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Database%20journalism">database  journalism</a></span>” e che potrebbe arrivare fino al “<span id="apture_prvw3"><span style="background-position: right -1349px;"> </span><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing">crowdsourcing</a></span>“,  cioè alla collaborazione dei cittadini alla raccolta e anche  all’analisi dei dati e dei documenti, come è accaduto al <em>Daily  Telegraph</em> e al <em>Guardian</em> britannici per l’inchiesta sui  rimborsi spese dei parlamentari.</p></blockquote>
<p>Leggi tutto e discutine su <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/05/28/i-dati-e-il-giornalismo1-vogliamo-cominciare-a-parlarne/">Giornalismo  d&#8217;altri</a>.</p>
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