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Proposta di fact checking a CheTempoCheFa

Domenica 9 gennaio ho seguito l’intervento del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola alla trasmissione Che Tempo Che Fa. La sua intervista a Fabio Fazio (ma poteva capitare con chiunque) mi ha fatto venire in mente che quella trasmissione – proprio perché a cavallo tra informazione e intrattenimento – potrebbe prestarsi bene a un esperimento di fact checking: i politici o comunque gli uomini pubblici hanno, come è ovvio che sia, l’opportunità di spiegare ampiamente le loro posizioni, garbatamente stimolati da un ospite che – giustamente – non pensa che ogni intervista debba essere un dibattito o un braccio di ferro; al tempo stesso una piccola redazione (magari di esterni?) potrebbe sottoporre quanto dicono a un controllo specifico, i cui risultati poi potrebbero essere pubblicizati nel sito del programma – almeno – o, magari, nella trasmissione successiva.

Ci sono tuttavia alcune condizioni necessarie, benché non sufficienti, perché ciò accada:

  1. Vanno prese in esame le dichiarazioni “di fatto”, non le opinioni o le interpretazioni dei medesimi.
  2. I risultati di questa verifica saranno resi pubblici: che siano negativi, positivi o – come può anche essere – inconcludenti.
  3. Gli ospiti dovranno essere avvertiti di questa evenienza.

Una prima fase “oggettiva” potrebbero essere enucleati i “dati di fatto” (o presunti tali) enunciati nel corso dell’intervista, lasciando da parte opinioni, interpretazioni, suggestioni ecc. Nel caso specifico di Vendola, un nostro conto indica che il leader di Sinistra Ecologia e Libertà in 20 minuti abbondanti di intervento ha citato sette dati di fatto, almeno teoricamente verificabili. Il resto è opinione e interpretazione, discutibile – naturalmente – ma che si presta con maggiore difficoltà a una verifica fattuale, a meno che non sia suffragata da ulteriori dati (si potrà sempre tentare, ma per ora cominciamo con le cose relativamente più facili).

Sul sito del programma c’è la registrazione dell’intera trasmissione, ma su YouTube si trova l’intervento di Vendola isolato e pubblicato in due tranche.  Ecco le affermazioni che, a nostro parere, potrebbero essere sottoposte a verifica (con il minutaggio relativo).

” il NYT, non un bollettino dell’estrema sinistra, ha raccontato che i nove più grandi banchieri del mondo si riuniscono ciclicamente e decidono quali sono le grandi ondate speculative che devono imprimere al mappamondo, decidono qual è l’economia nazionale su cui investire con i loro artigli. Questi nuovi signori non sono eletti da nessun(a) assemblea popolare… […] e non rispondono a nessuno delle loro azioni. Ma l’economia mondo può essere quella che per salvare le banche di questi signori porta intere nazioni ad affare le loro popolazioni?”

Domanda 1: è’ vero che il New York Times “ha raccontato che i nove più grandi banchieri del mondo si riuniscono ciclicamente e decidono quali sono le grandi ondate speculative che devono imprimere al mappamondo, decidono qual è l’economia nazionale su cui investire con i loro artigli”?

“… sarà moderno per un amministratore delegato, per un manager, guadagnare 450 volte più di un operaio. Io vorrei ricordare che Valletta, negli anni Cinquanta in Fiat, guadagnava 20 volte più di un operaio, Marchionne 450″.

Domanda 2: è vero che [l’amministratore delegato Vittorio] “Valletta, negli anni Cinquanta in Fiat, guadagnava 20 volte più di un operaio, [mentre l’attuale Sergio] Marchionne 450”?

“C’è una domanda a cui Marchionne non risponde, ed è una domanda anche capitalistica: che cosa produce la Fiat? Perché si possono anche intensificare i ritmi di produzione perché c’è la competizione internazionale, però è difficile immaginare che la Fiat – che non ha investito un euro negli ultimi 30 anni in innovazione di processo e di prodotto – che un’automobile così mediocre come quella che è prodotta dalla Fiat possa guadagnare nuovi mercati… è difficile compararla a prodotti francesi, tedeschi o giapponesi su cui ci sono stati investimenti in termini di innovazione tecnologica e di qualità del prodotto che non hanno minimamente possibilità di essere comparati. L’Italia è il Paese in cui l’industria privata e il sistema pubblico hanno investito di meno in innovazione, allora che cosa porti nel mondo”.

Domanda 3: è vero che la Fiat “non ha investito un euro negli ultimi 30 anni in innovazione di processo e di prodotto”?

Domanda 4: è vero che “L’Italia è il Paese in cui l’industria privata e il sistema pubblico hanno investito di meno in innovazione”? — Questa domanda è più problematica perché non sono indicati un criterio temporale né uno geografico.

“…due milioni e mezzo di lavoratori subordinati del terzo e quarto mondo contrapposti a mezzo miliardo di lavoratori subordinati in Europa e nel Nord America e si tende a livellare questa competizione verso il basso… “

Domanda 5:    E’ vero che nel “Terzo e Quarto mondo” ci sono “due milioni e mezzo di lavoratori subordinati” e che in Europa e nel Nord America essi sono invece “mezzo miliardo”?

“Perché in Italia, 30 anni fa, gli operai avevano un reddito medio in Europa tra i più alti e oggi c’hanno il salario più basso d’europa o tra i più bassi d’Europa? Sai che è successo? Che negli ultimi 30 anni la ricchezza è stata trasferita dal mondo di chi produce al mondo di chi specula…”

Domanda 6: è vero che “Italia, 30 anni fa, gli operai avevano un reddito medio in Europa tra i più alti e oggi c’hanno il salario più basso d’Europa o tra i più bassi d’Europa”?

“…le politiche liberiste di Berlusconi e di Tremonti che hanno portato l’Italia oggi ad essere un Paese dell’Ottocento, con un picco di ricchezza – il dieci per cento degli italiani che possiede il 50 per cento di tutta la ricchezza – e una gigantesca forma di vecchie e nuove povertà… “

Domanda 7: è vero che oggi in Italia “il dieci per cento degli italiani (…) possiede il 50 per cento di tutta la ricchezza”?

Magari qualcuno potrebbe farci un pensierino. Come spiegano i battistrada di PolitiFact, la prima mossa da fare è chiedere al leader politico – o meglio al suo ufficio stampa – quali sono le pezze di appoggio che sostengono queste affermazioni, poi partire di lì e verificare:

  • se i dati sono in effetti coerenti con quanto affermato
  • se si tratta di fonti primarie (es.: dati Istat) o fonti secondarie (es.: articoli di giornale, dichiarazioni di altre persone)
  • qualora fossero fonti secondarie, tentare di risalire alle fonti primarie che le hanno alimentate
  • valutare le fonti primarie in questione

Speriamo che Nichi Vendola non ce ne vorrà se la sua intervista è capitata mentre ci ronzavano in testa queste idee. E speriamo che magari Fazio o gli autori della trasmissione siano interessati all’esperimento.

PS: tanto per non essere accusati dai dietrologi di avercela con Vendola, dopo aver avuto questa idea abbiamo cercato di fare la stessa cosa con Franco Frattini, il ministro degli Esteri e importante esponente del Popolo della Libertà, che da Fazio era andato il giorno prima.

Abbiamo ascoltato tutto il suo intervento e lo abbiamo anche sbobinato, ma non siamo riusciti a trovare l’enunciazione di “dati di fatto” facilmente verificabili. Molte affermazioni e interpretazioni che potrebberio naturalmente essere discusse e contestate, naturalmente, ma dati di fatto pochi. Tra questi:

oggi abbiamo ad Herat, grazie al contributo dell’Italia, una Procura, un magistrato, un ufficio di procura, che si occupa solamente di delitti di violenza contro le donne, una cosa che non c’era mai stata nella storia dell’Afghanistan

Oggi ad Herat City, il centro di Herat, si può circolare. Tanto è vero che vi sono impreditori italiani che sono andati lì e hanno trovato un piccolo business, la produzione del marmo. Oppure la coltivazione dello zafferano.

quando lui [Battisti] si  trovava in Francia, sicuro che non sarebbe mai estradato, lui ha scritto un libro in cui ha raccontato e rivendicato i suoi delitti. Ha detto “Ecco perché io ho ucciso”.

l’Italia, io personalmente, abbiamo promosso all’Assemblea generale dell’Onu, una risoluzione che è stata adottata a dicembre e di cui nessuno ha parlato, sulla intolleranza religiosa

questa storia dell’accordo con la Libia nasce con Dini, prosegue con Prodi, prosegue con D’Alema, e si conclude con Berlusconi

Siamo riusciti a riportare la Russia nel consiglio Nato-Russia, con l’accordo unanime di tutti, anche di coloro che avrebbero voluto isolare la Russia nel momento della crisi georgiana. E abbiamo fatto bene. Perché? Perché questo ha portato la Russia a firmare col presidente Obama l’accordo per l’eliminazione degli arsenali nucleari. (Il nesso tra posizione italiana dell’Italia nella crisi georgiana e la firma dell’accordo sulle armi nucleari è affermata come un dato di fatto, anche se per quanto se ne sa è una interpretazione – ma magari esistono dei documenti, dichiarazioni di Obama?).

Posted in Factchecking.

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13 Responses

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  1. Luca says

    La prima era una storia del NY Times che Vendola ha forse letto quando l’ha ripresa Repubblica. http://www.nytimes.com/2010/12/12/business/12advantage.html
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/12/13/il-club-segreto-dei-banchieri-che-domina.html

  2. Mario says

    @CoB grazie della indicazione. Il rapporto originale è qui:
    http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf
    L’affermazione di Vendola è “il 10% degli italiani” a possedere “il 50% di tutta la ricchezza” deve essere considerata inesatta. Il rapporto in questione non prende in esame “tutta” la ricchezza del Paese, ma solo quella delle “famiglie”. Inoltre non è il 50% ma il 45%.

  3. Mario says

    @Luca: grazie anche a te. Sto leggendo con attenzione l’originale del NYT… una bella storia che avevo perso.
    Anche in questo caso direi che l’affermazione di Vendola è, perlomeno, inesatta. Il presidente della Regione Puglia sembra dar corpo al fantasma spesso evocato nella storia del comitato d’affari segreto che tutto può e ovunque (“decidono qual è l’economia nazionale su cui investire”). Il NYT scrive di un comitato che regolamenta il mercato dei derivati. Il problema è che il gruppo è formato solo dai rappresentanti di nove grandi istituti bancari, che non ammettono nessun altro al loro interno, con il sospetto di fare in realtà gli interessi dei rispettivi grandi istituti e non del mercato o di quanti usano i derivati. Una cosa molto grave, ma – mi sembrerebbe – non la “Spectre” indicata da Vendola. Cioè: Vendola ha ogni diritto di immaginare questa organizzazione come una “Spectre”, ma non di attribuire questa valutazione al NYT:

  4. CoB says

    @ Mario
    Se approcci il problema in questo modo temo che troverai solo inesattezze ovunque.
    In riferimento alla domanda 7, l’affermazione di Vendola tendo a considerarla sacrosanta: se ci attacchiamo al 5% di differenza e alla “ricchezza delle famiglie” piuttosto che “ricchezza”, viene meno il dato davvero importante e incontestabile, e cioè che ci sia una iniqua distribuzione della ricchezza stessa.
    Di quella frase piuttosto mi sorprende la premessa, cioè che la colpa sia delle “politiche liberiste di Berlusconi e di Tremonti”: per quanto non sopporti il ducetto di Arcore e i suoi tirapiedi, credo che le cause siano ben più complesse.
    Ciao

  5. Luca says

    Mario, come ti avevo segnalato, ho l’impressione che nel passaggio alla versione “spectre” ci sia una corresponsabilità dell’intermediazione di Repubblica: “Una vera e propria “cupola” di grandi banchieri esercita un potere esclusivo di controllo su questo mercato”.

  6. Michele says

    Per la 4: la Fiat è l’inventrice dell’iniezione diretta applicata ai diesel (con la prima applicazione sulla Croma prima serie) e poi del moderno Common Rail (invenzione venduta nel 94 alla Bosch, ma applicata per la prima volta sul mercato nel 96 sulla 156 Alfa Romeo – fonte Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Common_rail ). Praticamente ogni macchina diesel moderna, tedesca o giapponese che sia, cammina grazie a tecnologie uscite dai centri ricerca Fiat negli ultimi 20 anni.
    Ricordo infine l’ultima innovazione del multi air che ha portato i vantaggi della fasatura variabile su motori per vetture generaliste a costi e affidabilità paragonabili alla vecchia tecnologia.
    Bastano quindi i fatti per cassare senza appello l’affermazione di Vendola sulla Fiat: come avrebbe fatto a portare innovazioni rivoluzionarie come il Common rail (che mu rende fiero di essere italiano) senza investire un euro in ricerca e sviluppo?

  7. Lele says

    @ CoB

    Sono certo anch’io che il fact checking porti a trovare inesattezze ovunque. Infatti quello è il suo scopo.

    L’approccio di Mario non mi sembra sbagliato. Si potrebbe, magari, stabilire che l’affermazione di Vendola, là dove mette il 50% al posto del 45%, è sbagliata del 10%. Resta comunque esatta al 90%.

    Il fatto poi che si prenda in considerazione la ricchezza delle famiglie invece che quella del paese potrebbe essere valutato come poco rilevante, visto anche che Vendola parla del dieci per cento “degli italiani”, cioè di persone. Forse ipotizzando una concentrazione di ricchezza tra le imprese maggiore di quella che si riscontra tra le famiglie, alla fine il dato citato da Vendola si avvicina di più alla realtà.

    @ Mario

    Mi piace l’idea. Anch’io sogno una trasmissione in tv dove qualcuno va a fare le pulci ai blabla delle persone chiamate in tv perché dovrebbero essere autorevoli.

    Il punto più delicato di tutta la faccenda credo che sia l’ultimo: la valutazione delle fonti, e il conseguente confronto con quanto affermato.

  8. Mario Tedeschini Lalli says

    Grazie, naturalmente, a tutti. Qualche considerazione aggiuntiva.

    #CoB: hai, naturalmente, ragione sulla relativa importanza della inesattezza o imprecisione di Vendola sul punto 7. Ma spero sia ben chiaro che sostenere che l’affermazione di V. è “inesatta” non implica un giudizio per forza negativo su di lui o la necessità di respingerne il concetto politico della grande ricchezza concentrata in mani di pochi. Qui si vorrebbe cominciare a chiarire – nella misura dell’umanamente possibile – i “fatti” e trovare un modo per definire l’accuratezza con la quale sono citati o riferiti. “Inesatto” o “Inaccurato” non vuol dire “Falso”. Dovremmo inventarci una “scala” il più possibile scevra da connotazioni positive o negative – e non è facile. Nel caso specifico il rapporto della BdI spiega anche che, per quanto preoccupante possa essere, la forbice dell’ineguaglianza non è in Italia più pronunciata che in altri Paesi paragonabili, anzi: “Secondo le stime disponibili, nel confronto internazionale l’Italia registra un livello di disuguaglianza della ricchezza netta tra le famiglie piuttosto contenuto, anche rispetto ai soli paesi più sviluppati”.
    Su Berlusconi e Tremonti come causa della forbice di ineguaglianza: servirebbe un’analisi dell’andamento di questo dato in termini storici; la tabella dello studio della BdI lo traccia solo per i dieci anni precedenti e di biennio in biennio. Questi i dati:
    1998: 46,5 – 2000: 47,5 – 2002: 44,9 – 2004: 42,9 – 2007: 44,7 – 2008: 44,7

    @ Luca: probabilmente anche questo ha giocato. Ma anche nel pezzo citato, oltre l’enfasi dell’attacco, era chiaro che si parlava di una “cupola” che agiva in un campo molto importante ma preciso, quello dei derivati, e non del governo dell’economia mondiale affidato a un club di affamatori del popolo. E comunque quando un politico legge qualcosa, la intrpreta, la fa sua e la ripropone ulteriormente enfatizzata se ne dovrebbe assumere la responsabilità.

    @ Lele: certo che la valutazione delle fonti è un punto delicato, ma penso che questa difficoltà e la possibilità che le valutazioni stesse siano discusse e contestate, non dovrebbero autorizzare l’idea di una immensa area grigia dove tutto è “vero” entro un certo limite e dove tutto è altrettanto falsificabile. La domanda è: sarebbe possibile individuare dei criteri il più oggettivi possibili per valutare l’aderenza al dato di conoscenza acclarato fino a quel momento delle affermazioni dei politici? E’ evidente che questo limita molto l’analisi, ma almeno si avrebbe qualcosa da cui partire.

  9. CoB says

    (OT) Passando da Leonardo, sono arrivato a questo post che usa l’indagine della Banca d’Italia in modo molto interessante:
    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Come_si_diventa_super-ricchi?fb=keywords
    Ciao

  10. Valeria says

    Domanda 3: che la fiat non brilli per innovazione di prodotto lo testimoniano le varie classifiche mondiali per il numero di brevetti chiesti e concessi nel settore automotive. Basta un po’ di tempo e magari qualche risorsa per accedervi. Comunque FIAT dichiara di aver depositato 35 brevetti nel 2010 e di avere in sospeso altre 450 domande. Honda ne ha ottenuti 865: http://www.iptoday.com/issues/2010/06/the-patent-scorecard-2010-automotive-&-transportation.asp , 786 nel 2009: http://www.scribd.com/doc/28669626/Patent-Scorecard
    Per sapere quanto abbia speso in innovazione in genere servirebbe un’analisi del bilancio.

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