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Dati e fatti per fare la differenza

Mario Tedeschini Lalli prosegue il suo discorso su giornalismo e dati (precedenti puntate: 28 maggio, 3 giugno, 4 giugno, 7 giugno):

L’idea del data driven journalism o  data driven reporting , cioè di un giornalismo basato sui dati, nasce proprio da questo: gli strumenti digitali offrono ora al giornalista – e, perché no, al cittadino – la possibilità di “osservare in proprio” l’intero insieme dei dati relativi a un argomento, per estrapolarne quelli ritenuti più importanti o significativi. Non approfittare di questa possibilità significherebbe rinunciare a uno strumento che consentirebbe ai giornalisti di fare la differenza nel “racconto” dei fatti e – in particolare – nel “racconto” del potere: non solo chi sa leggere (i dati) ha più potere di chi non sa leggerli (come chi “sa leggere” tout court ha più potere di chi non sa leggere), ma il fatto stesso che i dati di base siano nella disponibilità di qualcuno e non di qualcun altro accresce il “delta di potere” tra questi e quello — e di solito chi ne ha la disponibilità è, di solito, chi ha una qualche forma di autorità.

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Posted in Segnalazioni, Teoria e tecniche.

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