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Primo: la disponibilità dei fatti

Mario Tedeschini Lalli riporta oggi una storia interessante di fatti e di reazioni ai fatti. Nel Regno Unito è stata inaugurata una banca dati interforze sui rapporti delle polizie locali: incrociando luogo, forze dell’ordine coinvolte e tipo di crimine, il sito mette a disposizione importanti quantitativi di informazioni di prima mano. La storia diventa paradossale nel momento in cui il progetto viene osteggiato dall’associazione dei periti immobiliari (raccontano il Daily Mail, l’Ansa e Affari&Finanza), preoccupata che un uso improprio del repertorio finisca per far crollare il mercato nelle zone a maggiore densità di crimine.

Fin qui lo spunto di attualità. Che però serve a Tedeschini Lalli come pretesto per un escursus sulle altre rodate e più rilevanti iniziative negli Stati Uniti, ma soprattutto per un paio di riflessioni centrali nel campo di ricerca che ci siamo dati:

Un database è, ovviamente, proprio il contrario di qualsiasi uso “sensazionalistico” del dato: non ci sono titoli, non ci sono dati privilegiati rispetto ad altri; ci sono i dati in quanto tali che ciascuno può – o dovrebbe potere – aggregare secondo personali profili di rilevanza. L’interpretazione è lasciata a chi aggrega e legge il dato [...] In Italia siamo ben più indietro. Non solo non abbiamo un sistema di visualizzazione dei dati di cronaca nera unica, ma non abbiamo proprio i dati. [...] L’Italia ha urgente bisogno che i giornalisti si concentrino sui dati, che li richiedano, che li raccolgano, che li organizzino. E poi magari si dividano sulla loro interpretazione, che tuttavia dovrà confrontarsi immediatamente anche con l’interpretazione del cittadino/lettore/utente che avrà la stessa identica possibilità di interrogare la base di dati.

Posted in Segnalazioni.

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3 Responses

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  1. ldi says

    E’ anche una questione legata alla trasparenza e ai dubbi di Lessig…la disponibilità di dati ha anche effetti imprevisti
    http://www.tnr.com/article/books-and-arts/against-transparency

  2. Sergio Maistrello says

    La posizione di lessig è suggestiva, come sempre, ma in questo caso non riesce a convincermi molto. Mi sembra, in soldoni, il dilemma del coltello: lo puoi usare per nutrirti in modo più efficace, ma anche come arma impropria. Siccome siamo tendenzialmente degli zoticoni inclini agli scatti d’ira, meglio pensarci bene prima di mettere in tavola i coltelli. Uhm. Però il ragionamento merita di essere ripreso in modo più accurato, vedo di approfondire a breve. Grazie per il link, Luca.

Continuing the Discussion

  1. La trasparenza però, dice Lessig – FactCheck.it linked to this post on October 28, 2009

    [...] un paio di settimane fa su The New Republic (grazie a Luca Dello Iacovo per averlo rilanciato nei commenti al post precedente). Le conclusioni di Lessig, riconosciuto paladino della cultura libera e accessibile, sono per [...]



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