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Un percorso di ricerca

Da tempo ragiono sul fatto che forse il factchecking potrebbe essere una dignitosa via d’uscita dalla pericolosa fase di involuzione della vita democratica italiana, dove chi parte per la tangente detta le regole del gioco e si porta dietro tutti, invece di essere energicamente richiamato all’ordine. Noi tutti crediamo di partecipare attivamente alla ricerca della verità e del bene comune indignandoci per i fatti che ci vengono riportati, alimentando passaparola spesso isterici e confezionati in modo ideologico, aggiungendo furore a dettagli incompleti e imprecisi. Facciamo, in realtà, proprio quello spesso ci si aspetta da noi: confondere ulteriormente la realtà. Crediamo di ergerci a protagonisti della nostra storia, invece siamo solo il coro greco sullo sfondo della tragedia di una civiltà.

Viviamo una realtà spesso costruita su certezze di terza o quarta mano: il nostro compito ora è restringere, e non allungare, la catena sociale della disinformazione. Abbiamo bisogno di ingenti verifiche di corrispondenza con la realtà: non saltuarie, ma costanti e distribuite. Un tempo questo si chiamava giornalismo, ma l’industria del giornalismo oggi sembra alle prese con altri problemi. Di buono c’è invece il fatto che a questo sforzo oggi ciascuno può contribuire secondo le proprie competenze. Oggi abbiamo la voce pubblica per farlo, abbiamo il canale per mettere a disposizione quanto sappiamo. Dobbiamo solo imparare a farlo con tutta la compostezza e fiducia nel futuro di cui siamo capaci.

È curioso che in Italia – a differenza, per esempio, del mondo anglosassone – non esistano apparentemente percorsi di ricerca dedicati sul factchecking: non ne ho trovati finora nelle università, non ne ho trovati nelle scuole di giornalismo, né sembra che su questo metodo di analisi della realtà si dilunghi alcun  libro o manuale. Così questo sito nasce per raccogliere documentazione ed esperienze. È un pretesto per farsene un’idea e divulgare quello che viene fatto in Italia e nel mondo. Non faremo factchecking attivo, almeno per il momento, ma ci prendiamo il tempo per imparare da chi già lo fa. Cerchiamo ispirazione e proviamo a rimetterla in circolo, in modo indipendente, volontario e collaborativo. Tutto qua.

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3 Responses

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  1. adriano says

    Per quanto mi riguarda questo (a partire dalla dichiarazione di intenti) è il sito italiano dell’anno. Spero di contribuire, se sarà il caso.a

  2. Carla Crivello says

    Concordo pienamente con il “manifesto” di FactCheck.it ma vorrei anche segnalare l’importanza – nei testi comunque pubblicati – dell’applicazione delle basilari norme redazionali e l’attenzione dovuta all’ortografia (quanti “perchè” invece di “perché”!)

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  1. Giornalismo d'altri linked to this post on October 27, 2009

    Fact checking, ci sto…

    Un trackback sull’ultimo post relativo al “giornalismo dei dati” mi fa scoprire con colpevole ritardo l’iniziativa di Sergio Maistrello, FactCheck.it. Spiegava Sergio nel suo primo post una ventina di giorni fa:
    È curioso che in…



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