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Fact checking, una visione d’insieme

Dal blog sergiomaistrello.it, in crossposting.

Sta uscendo in questi giorni nelle principali librerie digitali il mio nuovo ebook dedicato al fact checking. Il fact checking non è altro che la verifica puntigliosa dei fatti, un rinforzo al metodo giornalistico, messo a punto negli Stati Uniti intorno al 1920 per migliorare l’accuratezza dei  prodotti editoriali e poi progressivamente abbandonato nelle case editrici. Oggi il fact checking torna di attualità grazie alla moltiplicazione di servizi indipendenti specializzati nella verifica delle affermazioni dei politici (come Politifact in America o Pagella Politica in Italia), ma è interessante, e per questo me ne sono appassionato, soprattutto come proposta di metodo diffuso e collaborativo nel fragile ecosistema della rete, frontiera su cui una piattaforma come Factchecking di Fondazione Ahref è all’avanguardia.

Il libro fa parte della nuova collana digitale Sushi di Apogeo, dentro la quale si trovano anche titoli tra gli altri di Daniele Chieffi, Antonella Napolitano, Marco Massarotto, Alessandra Farabegoli. Il mio libro, in particolare, è disponibile in versione epub senza alcuna forma di Digital Right Management (nemmeno social Drm, per intenderci). Significa che può essere caricato sul proprio lettore digitale o prestato agli amici senza restrizioni particolari (discorso che non vale nel caso di Amazon/Kindle, Apple/iBooks e Mondadori/Kobo, perché le loro politiche commerciali impongono restrizioni alla circolazione).

Di seguito l’introduzione del libro, per mettere a fuoco l’argomento.

 

Quella del fact checking è una storia americana che arriva in Italia sull’onda del successo di alcuni servizi web specializzati nel fare le pulci alle dichiarazioni dei politici. È una storia americana perché connaturata a una concezione del giornalismo molto più tecnica della nostra e a un’industria dell’informazione assai più strutturata e parcellizzata nelle sue funzioni di quanto mai sarà dalle nostre parti. Per una questione di dimensioni del mercato, banalmente.

Il fact checking racconta dell’espulsione da quell’industria del sovrappiù di procedure di controllo della qualità che faceva la differenza, ma costava troppo, e del suo rientrare in gioco prepotentemente sotto forma di servizi indipendenti a valle del processo, grazie a Internet. È dunque la storia di una rovina e di una possibile rinascita nella qualità del servizio che i giornalisti prestano alla società. Come tale non è più soltanto una storia di rilevanza americana, ma ha una portata universale.

Fact checking sta per verificare i fatti. Dicono spesso: e allora non potevi dirlo in italiano? Ma è talmente scontata e apparentemente anonima, come pratica, che se non le dai nemmeno quella sovrastruttura linguistica sembra tu stia parlando di nulla. Perché verificare i fatti è un’attività editoriale connaturata al metodo giornalistico. Di più: ne è costitutiva. Il giornalista cerca le notizie e verifica i fatti e, soltanto dopo che ha trovato abbastanza fonti attendibili, la racconta. Fin qui la teoria. Non deve essere stato sempre così semplice, se guardiamo alla qualità dell’informazione degli ultimi decenni. Di certo non è facile oggi, che la sfera pubblica si va arricchendo di milioni di voci spontanee e incontrollabili.

Ma proprio questo è il passaggio chiave, per cui è più che mai opportuno approfondire che cosa è stato e che cosa può diventare il fact checking. Con la Rete, com’è ormai evidente, salta ogni filtro editoriale all’origine dei contenuti e tutto diventa disponibile subito e ovunque, per il fatto stesso che qualcuno, da qualche parte nel mondo, ha ritenuto opportuno che così fosse. Il meccanismo del filtro, su Internet, opera a posteriori ed è diffuso, collaborativo, imperfetto e creativo. I giornalisti possono essere ancora utili nell’affiancare e rinforzare questo filtro con l’esperienza della loro professione, ma serve soprattutto che il loro metodo, a cominciare proprio dalla verifica dei fatti, contagi i milioni di nuovi artigiani dell’informazione ed elevi la qualità del loro contributo alla comunità.

Nel Capitolo 1 ricostruiremo la storia e le caratteristiche del fact checking classico, come è stato in principio e fino all’altro ieri. Nel Capitolo 2 capiremo che fine ha fatto il fact checking dopo essere stato espulso dalla maggior parte dei grandi gruppi editoriali e quali forme indipendenti e innovative abbia assunto. Nel Capitolo 3 inseguiremo il fact checking in Paesi e in situazioni meno scontati. Nel Capitolo 4 scopriremo che cosa succede quando il fact checking cessa di essere soltanto una questione tra giornalisti e comincia ad attingere alle competenze delle persone e a servire l’intelligenza collettiva interconnessa. Nel Capitolo 5 faremo il punto sulla situazione italiana, al termine di una campagna elettorale che ha risvegliato un’insospettabile voglia di fatti. In conclusione rifletteremo sulla possibilità che la parabola del fact checking, nel suo incontro con l’ecosistema caotico e fecondo della Rete, diventi veicolo per un metodo condiviso e suggerisca un inedito ribaltamento di ruoli tra gli attori del processo di comunicazione.

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IJF13, fact checking all’italiana

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I video del convegno di Trento

Altri materiali utili:

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Una giornata di studio a Trento

Fondazione <ahref organizza un convegno sul fact checking, probabilmente il primo incontro strutturato dedicato all’argomento in Italia, il 18 gennaio prossimo a Trento.

L’informazione di qualità è un bene comune da promuovere e salvaguardare – una precondizione per una sfera pubblica che sia in grado di svolgere un ruolo critico e attivo all’interno dei processi politici e sociali. Utilizzando le vie comunicative aperte dai media sociali, il fact checking (tradotto letteralmente: la verifica dei fatti) si sta affermando come un importante strumento civico per valutare e migliorare la qualità dell’informazione che ci raggiunge.

Come prassi comunicativa di recente sviluppo, il fact checking collaborativo online mette però in campo una serie di notevoli questioni, tra cui: perché si dovrebbe considerare più affidabile un fact checking a cui contribuiscono molte persone rispetto a quello realizzato da una/un esperta/o? Come si possono aggregare i giudizi individuali sull’affidabilità di una notizia in modo tale che il giudizio collettivo porti con sé un valore epistemico aggiunto? Quale ruolo svolgono le argomentazioni nei processi di fact checking e come potrebbero essere sostenute dalle nuove tecnologie semantiche? Come si potrebbe utilizzare il fact checking collaborativo per rendere le nostre decisioni elettorali più razionali e consapevoli?

Per avviare e alimentare una riflessione transdisciplinare che sia all’altezza della complessità della prassi del fact checking, la Fondazione <ahref ha organizzato una giornata di discussioni e riflessioni sul tema. Si farà un punto della situazione sulle iniziative di fact checking online esistenti, e la prassi stessa verrà analizzata e spiegata da punti di vista diversi: giornalistico, filosofico, tecnologico, psicologico, politico e civico. La giornata si concluderà con una tavola rotonda e una discussione aperta che vedrà confrontarsi relatrici, relatori e partecipanti allo scopo di mettere in evidenza una prospettiva integrata sulla complessità e contemporaneamente sul valore civico della prassi del fact checking collaborativo.

Maggiori dettagli e informazioni sul sito di Fondazione <ahref

Il programma della giornata

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La presentazione di Fact checking a Perugia

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Ahref presenta la sua piattaforma a Perugia

È stato un anno senza particolari sussulti, in Italia ma in generale nel mondo, riguardo alle pratiche legate alla verifica dei fatti e ai progetti di fact checking favoriti dalla rete. I prossimi mesi, invece, potrebbero riservare novità. A cominciare dal Festival del giornalismo di Perugia (25-29 aprile 2012), dove Fondazione Ahref porta una nuova piattaforma tutta italiana a disposizione dei cittadini che desiderano mettere le loro competenze a disposizione della comunità. Appuntamento in Sala Lippi (Unicredit) sabato 28 aprile alle 14.

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IJF 2011, il video del panel sul factchecking

Nella web tv del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è disponibile la registrazione dell’incontro Factchecking, il giornalismo che si ferma ai fatti, a cui in aprile avevano dato vita il fondatore di PolitiFact Bill Adair, il capo del settore documentazione e factchecking di Der Spiegel, il fondatore del Post Luca Sofri, introdotti dal fondatore di FactCheck.it Sergio Maistrello. Temi e spunti di interesse per il factchecking anche nel corso del panel dedicato al rapporto tra open data e informazione condotto da Diego Galli di Radio Radicale.

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Il factchecking del factchecking sulla Gelmini

Angelo Romano ricostruisce per Valigia Blu le numerose incongruenze del confronto tra Enrico Letta e il ministro Mariastella Gelmini durante la trasmissione televisiva Ballarò del 19 aprile scorso, a cui era seguito poi un tentativo di factchecking su alcuni blog. La conclusione: avevano torto tutti quanti.

Ma andiamo con ordine. L’antefatto. Quello che molti già sanno. Il 19 aprile scorso, nel corso di Ballarò, l’on. Enrico Letta incalza il ministro Gelmini e le chiede conto di ulteriori tagli alla scuola previsti nel nuovo DEF (Documento di Economia e Finanza), da pochi giorni approvato dal Consiglio dei Ministri e presentato da Tremonti a Bruxelles: ulteriori tagli alla scuola per 4,5 miliardi l’anno dal 2012 al 2014, per un totale di 13,5 miliardi, sostiene Letta, sventolando il documento di finanzia pubblica. La Gelmini non riesce a difendersi, dice che Tremonti l’avrebbe avvisata di eventuali tagli al suo dicastero e che, quindi, quanto sostiene l’esponente del PD sia inconsistente. Alle sue spalle, alcuni suoi collaboratori si agitano per suggerire al ministro che non si tratta di tagli, ma di riduzione di spesa, ovvero non viene tagliato il capitolo di spesa per il personale della scuola, vengono “solo” ridotti i fondi ad esso destinati. Come? Riorganizzando (riducendo) il personale di scuola e università (nel corso della trasmissione Cota e Gelmini parlano di bidelli e delle cooperative esterne che si occupano della pulizia degli edifici scolastici). Sfumature.

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Idee interessanti da Perugia

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Parliamo di fact checking al Festival di Perugia

Mercoledì 13 aprile si apre a Perugia il Festival del Giornalismo, quinta e sempre più ricca edizione di un appuntamento che ha ormai assunto valenza pienamente internazionale e che costituisce ormail l’irrinunciabile momento di confronto per chi lavora nell’informazione in Italia e il luogo dove incontrare dal vivo i più interessanti innovatori in tutto il mondo in questo settore. È interessante notare come nel giro di due o tre anni il festival abbia completamente svoltato verso il digitale e internet: partito come un festival celebrativo delle eccellenze sulla carta e sul web, ha prima dedicato una sezione collaterale ai fermenti giornalistici sul web per poi farsi contaminare completamente dalla primavera del giornalismo che sta esplodendo online.

A Perugia ci saranno gran parte delle persone che hanno dato vita a questo quaderno di appunti condiviso sul fact checking, ma il tema sarà protagonista di almeno due panel. Questi gli appuntamenti, per gli interessati:

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