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IJF 2011, il video del panel sul factchecking

Nella web tv del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è disponibile la registrazione dell’incontro Factchecking, il giornalismo che si ferma ai fatti, a cui in aprile avevano dato vita il fondatore di PolitiFact Bill Adair, il capo del settore documentazione e factchecking di Der Spiegel, il fondatore del Post Luca Sofri, introdotti dal fondatore di FactCheck.it Sergio Maistrello. Temi e spunti di interesse per il factchecking anche nel corso del panel dedicato al rapporto tra open data e informazione condotto da Diego Galli di Radio Radicale.

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Il factchecking del factchecking sulla Gelmini

Angelo Romano ricostruisce per Valigia Blu le numerose incongruenze del confronto tra Enrico Letta e il ministro Mariastella Gelmini durante la trasmissione televisiva Ballarò del 19 aprile scorso, a cui era seguito poi un tentativo di factchecking su alcuni blog. La conclusione: avevano torto tutti quanti.

Ma andiamo con ordine. L’antefatto. Quello che molti già sanno. Il 19 aprile scorso, nel corso di Ballarò, l’on. Enrico Letta incalza il ministro Gelmini e le chiede conto di ulteriori tagli alla scuola previsti nel nuovo DEF (Documento di Economia e Finanza), da pochi giorni approvato dal Consiglio dei Ministri e presentato da Tremonti a Bruxelles: ulteriori tagli alla scuola per 4,5 miliardi l’anno dal 2012 al 2014, per un totale di 13,5 miliardi, sostiene Letta, sventolando il documento di finanzia pubblica. La Gelmini non riesce a difendersi, dice che Tremonti l’avrebbe avvisata di eventuali tagli al suo dicastero e che, quindi, quanto sostiene l’esponente del PD sia inconsistente. Alle sue spalle, alcuni suoi collaboratori si agitano per suggerire al ministro che non si tratta di tagli, ma di riduzione di spesa, ovvero non viene tagliato il capitolo di spesa per il personale della scuola, vengono “solo” ridotti i fondi ad esso destinati. Come? Riorganizzando (riducendo) il personale di scuola e università (nel corso della trasmissione Cota e Gelmini parlano di bidelli e delle cooperative esterne che si occupano della pulizia degli edifici scolastici). Sfumature.

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Idee interessanti da Perugia

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Parliamo di fact checking al Festival di Perugia

Mercoledì 13 aprile si apre a Perugia il Festival del Giornalismo, quinta e sempre più ricca edizione di un appuntamento che ha ormai assunto valenza pienamente internazionale e che costituisce ormail l’irrinunciabile momento di confronto per chi lavora nell’informazione in Italia e il luogo dove incontrare dal vivo i più interessanti innovatori in tutto il mondo in questo settore. È interessante notare come nel giro di due o tre anni il festival abbia completamente svoltato verso il digitale e internet: partito come un festival celebrativo delle eccellenze sulla carta e sul web, ha prima dedicato una sezione collaterale ai fermenti giornalistici sul web per poi farsi contaminare completamente dalla primavera del giornalismo che sta esplodendo online.

A Perugia ci saranno gran parte delle persone che hanno dato vita a questo quaderno di appunti condiviso sul fact checking, ma il tema sarà protagonista di almeno due panel. Questi gli appuntamenti, per gli interessati:

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Proposta di fact checking a CheTempoCheFa

Domenica 9 gennaio ho seguito l’intervento del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola alla trasmissione Che Tempo Che Fa. La sua intervista a Fabio Fazio (ma poteva capitare con chiunque) mi ha fatto venire in mente che quella trasmissione – proprio perché a cavallo tra informazione e intrattenimento – potrebbe prestarsi bene a un esperimento di fact checking: i politici o comunque gli uomini pubblici hanno, come è ovvio che sia, l’opportunità di spiegare ampiamente le loro posizioni, garbatamente stimolati da un ospite che – giustamente – non pensa che ogni intervista debba essere un dibattito o un braccio di ferro; al tempo stesso una piccola redazione (magari di esterni?) potrebbe sottoporre quanto dicono a un controllo specifico, i cui risultati poi potrebbero essere pubblicizati nel sito del programma – almeno – o, magari, nella trasmissione successiva.

Ci sono tuttavia alcune condizioni necessarie, benché non sufficienti, perché ciò accada:

  1. Vanno prese in esame le dichiarazioni “di fatto”, non le opinioni o le interpretazioni dei medesimi.
  2. I risultati di questa verifica saranno resi pubblici: che siano negativi, positivi o – come può anche essere – inconcludenti.
  3. Gli ospiti dovranno essere avvertiti di questa evenienza.

Una prima fase “oggettiva” potrebbero essere enucleati i “dati di fatto” (o presunti tali) enunciati nel corso dell’intervista, lasciando da parte opinioni, interpretazioni, suggestioni ecc. Nel caso specifico di Vendola, un nostro conto indica che il leader di Sinistra Ecologia e Libertà in 20 minuti abbondanti di intervento ha citato sette dati di fatto, almeno teoricamente verificabili. Il resto è opinione e interpretazione, discutibile – naturalmente – ma che si presta con maggiore difficoltà a una verifica fattuale, a meno che non sia suffragata da ulteriori dati (si potrà sempre tentare, ma per ora cominciamo con le cose relativamente più facili).

Sul sito del programma c’è la registrazione dell’intera trasmissione, ma su YouTube si trova l’intervento di Vendola isolato e pubblicato in due tranche.  Ecco le affermazioni che, a nostro parere, potrebbero essere sottoposte a verifica (con il minutaggio relativo).

” il NYT, non un bollettino dell’estrema sinistra, ha raccontato che i nove più grandi banchieri del mondo si riuniscono ciclicamente e decidono quali sono le grandi ondate speculative che devono imprimere al mappamondo, decidono qual è l’economia nazionale su cui investire con i loro artigli. Questi nuovi signori non sono eletti da nessun(a) assemblea popolare… […] e non rispondono a nessuno delle loro azioni. Ma l’economia mondo può essere quella che per salvare le banche di questi signori porta intere nazioni ad affare le loro popolazioni?”

Domanda 1: è’ vero che il New York Times “ha raccontato che i nove più grandi banchieri del mondo si riuniscono ciclicamente e decidono quali sono le grandi ondate speculative che devono imprimere al mappamondo, decidono qual è l’economia nazionale su cui investire con i loro artigli”?

“… sarà moderno per un amministratore delegato, per un manager, guadagnare 450 volte più di un operaio. Io vorrei ricordare che Valletta, negli anni Cinquanta in Fiat, guadagnava 20 volte più di un operaio, Marchionne 450″.

Domanda 2: è vero che [l’amministratore delegato Vittorio] “Valletta, negli anni Cinquanta in Fiat, guadagnava 20 volte più di un operaio, [mentre l’attuale Sergio] Marchionne 450”?

“C’è una domanda a cui Marchionne non risponde, ed è una domanda anche capitalistica: che cosa produce la Fiat? Perché si possono anche intensificare i ritmi di produzione perché c’è la competizione internazionale, però è difficile immaginare che la Fiat – che non ha investito un euro negli ultimi 30 anni in innovazione di processo e di prodotto – che un’automobile così mediocre come quella che è prodotta dalla Fiat possa guadagnare nuovi mercati… è difficile compararla a prodotti francesi, tedeschi o giapponesi su cui ci sono stati investimenti in termini di innovazione tecnologica e di qualità del prodotto che non hanno minimamente possibilità di essere comparati. L’Italia è il Paese in cui l’industria privata e il sistema pubblico hanno investito di meno in innovazione, allora che cosa porti nel mondo”.

Domanda 3: è vero che la Fiat “non ha investito un euro negli ultimi 30 anni in innovazione di processo e di prodotto”?

Domanda 4: è vero che “L’Italia è il Paese in cui l’industria privata e il sistema pubblico hanno investito di meno in innovazione”? — Questa domanda è più problematica perché non sono indicati un criterio temporale né uno geografico.

“…due milioni e mezzo di lavoratori subordinati del terzo e quarto mondo contrapposti a mezzo miliardo di lavoratori subordinati in Europa e nel Nord America e si tende a livellare questa competizione verso il basso… “

Domanda 5:    E’ vero che nel “Terzo e Quarto mondo” ci sono “due milioni e mezzo di lavoratori subordinati” e che in Europa e nel Nord America essi sono invece “mezzo miliardo”?

“Perché in Italia, 30 anni fa, gli operai avevano un reddito medio in Europa tra i più alti e oggi c’hanno il salario più basso d’europa o tra i più bassi d’Europa? Sai che è successo? Che negli ultimi 30 anni la ricchezza è stata trasferita dal mondo di chi produce al mondo di chi specula…”

Domanda 6: è vero che “Italia, 30 anni fa, gli operai avevano un reddito medio in Europa tra i più alti e oggi c’hanno il salario più basso d’Europa o tra i più bassi d’Europa”?

“…le politiche liberiste di Berlusconi e di Tremonti che hanno portato l’Italia oggi ad essere un Paese dell’Ottocento, con un picco di ricchezza – il dieci per cento degli italiani che possiede il 50 per cento di tutta la ricchezza – e una gigantesca forma di vecchie e nuove povertà… “

Domanda 7: è vero che oggi in Italia “il dieci per cento degli italiani (…) possiede il 50 per cento di tutta la ricchezza”?

Magari qualcuno potrebbe farci un pensierino. Come spiegano i battistrada di PolitiFact, la prima mossa da fare è chiedere al leader politico – o meglio al suo ufficio stampa – quali sono le pezze di appoggio che sostengono queste affermazioni, poi partire di lì e verificare:

  • se i dati sono in effetti coerenti con quanto affermato
  • se si tratta di fonti primarie (es.: dati Istat) o fonti secondarie (es.: articoli di giornale, dichiarazioni di altre persone)
  • qualora fossero fonti secondarie, tentare di risalire alle fonti primarie che le hanno alimentate
  • valutare le fonti primarie in questione

Speriamo che Nichi Vendola non ce ne vorrà se la sua intervista è capitata mentre ci ronzavano in testa queste idee. E speriamo che magari Fazio o gli autori della trasmissione siano interessati all’esperimento.

PS: tanto per non essere accusati dai dietrologi di avercela con Vendola, dopo aver avuto questa idea abbiamo cercato di fare la stessa cosa con Franco Frattini, il ministro degli Esteri e importante esponente del Popolo della Libertà, che da Fazio era andato il giorno prima.

Abbiamo ascoltato tutto il suo intervento e lo abbiamo anche sbobinato, ma non siamo riusciti a trovare l’enunciazione di “dati di fatto” facilmente verificabili. Molte affermazioni e interpretazioni che potrebberio naturalmente essere discusse e contestate, naturalmente, ma dati di fatto pochi. Tra questi:

oggi abbiamo ad Herat, grazie al contributo dell’Italia, una Procura, un magistrato, un ufficio di procura, che si occupa solamente di delitti di violenza contro le donne, una cosa che non c’era mai stata nella storia dell’Afghanistan

Oggi ad Herat City, il centro di Herat, si può circolare. Tanto è vero che vi sono impreditori italiani che sono andati lì e hanno trovato un piccolo business, la produzione del marmo. Oppure la coltivazione dello zafferano.

quando lui [Battisti] si  trovava in Francia, sicuro che non sarebbe mai estradato, lui ha scritto un libro in cui ha raccontato e rivendicato i suoi delitti. Ha detto “Ecco perché io ho ucciso”.

l’Italia, io personalmente, abbiamo promosso all’Assemblea generale dell’Onu, una risoluzione che è stata adottata a dicembre e di cui nessuno ha parlato, sulla intolleranza religiosa

questa storia dell’accordo con la Libia nasce con Dini, prosegue con Prodi, prosegue con D’Alema, e si conclude con Berlusconi

Siamo riusciti a riportare la Russia nel consiglio Nato-Russia, con l’accordo unanime di tutti, anche di coloro che avrebbero voluto isolare la Russia nel momento della crisi georgiana. E abbiamo fatto bene. Perché? Perché questo ha portato la Russia a firmare col presidente Obama l’accordo per l’eliminazione degli arsenali nucleari. (Il nesso tra posizione italiana dell’Italia nella crisi georgiana e la firma dell’accordo sulle armi nucleari è affermata come un dato di fatto, anche se per quanto se ne sa è una interpretazione – ma magari esistono dei documenti, dichiarazioni di Obama?).

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I rifiuti di Napoli, lasciar parlare i dati

Intorno al 20 settembre si manifestano le prime quantità cospicue di rifiuti non smaltiti. Dal 31 agosto è bloccata la seconda linea del termovalorizzatore di Acerra e nelle settimana successive ci sono difficoltà di uso della discarica di Chaiano. Nei giorni successivi cominciano a parlarne i giornali e a spiegare che ci sono stati i primi blocchi che hanno impedito di usare la discarica di Terzigno e quella di Chiaiano. Nei giorni successivi il sistema di gestione dei “flussi” riesce a utilizzare alcune delle altre soluzioni e le cose tornano sotto controllo di giorno in giorno, per due settimane.
Ma dal 16 ottobre diventano inutilizzabili Chiaiano e gli impianti Stir di Giugliano, e Terzigno nei giorni successivi: e la situazione precipita rapidamente, anche col parziale uso di Chiaiano. Il 22 ottobre ci sono 1900 tonnellate di immondizia non smaltita e Berlusconi annuncia in una conferenza stampa “che in tempo di dieci giorni la situazione possa essere portata nella norma”. Due giorni dopo, invece, le tonnellate sono cresciute fino a 2410.

[leggi l'intero articolo su Il Post]

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I consigli finanziari di Berlusconi

Due anni fa, durante una conferenza stampa, il presidente del consiglio parlò con i giornalisti della crisi economica in corso e dei suoi effetti sulle aziende quotate in Borsa e sui risparmiatori. A un certo punto Berlusconi fece un paragone tra la crisi in corso e quella del 1929. “Non è come allora. Nel ’29 le azioni a Wall Street crollarono perché le aziende valevano 100 ed erano quotate 1000. Oggi è il contrario. Le aziende valgono 100 e sono quotate 50. Aziende quali ENI, ENEL, Mediaset…”. Subito dopo completò l’argomento, consigliando di “comprare Eni e Enel, perché le azioni con quei rendimenti dovranno ritornare al loro vero valore”. Il video della conferenza stampa è qui. Berlusconi disse che i risultati deludenti sui mercati erano da imputare al pessimismo generato dall’eccessivo indulgere dei giornali sulla crisi economica, e che nel giro di un paio d’anni i titoli di quelle aziende avrebbero raddoppiato il loro valore.

All’epoca ci furono varie polemiche: un po’ perché le dichiarazioni di Berlusconi condizionarono l’andamento del mercato, facendo salire il valore delle azioni citate; un po’ perché tutte e tre le società vedono in misura minore o maggiore un interesse dello stesso Berlusconi, in qualità di imprenditore o in qualità di capo del governo. Qualcuno nell’opposizione si lamentò, denunciando un’operazione al limite dell’aggiotaggio. Dopo una settimana, però, della promessa già non ne parlava più nessuno: una di quelle cose infilate in una conferenza stampa per tenere in piedi una dichiarazione e giustificare qualche titolo dei giornali.

Intanto però sono passati due anni: abbastanza da verificare la bontà dei consigli dati dal premier ai risparmiatori italiani. Durante questo periodo il blog Jonkind ha tracciato pazientemente, mese dopo mese, l’evoluzione del portafogli di un investitore immaginario, “Emilio”, alle prese con le dritte di Silvio Berlusconi. Emilio ha investito 120 mila euro in ENI, ENEL e Mediaset, due anni fa, con la promessa di raddoppiare il suo capitale. Il risultato non è stato all’altezza delle aspettative.

[leggi tutto su Il Post]

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La verità sulla produzione industriale

In tempi di grandi crisi, con forti discontinuità nell’andamento di alcuni indicatori macroeconomici, è fondamentale tenere sempre come riferimento i livelli a cui eravamo prima della crisi. Ieri l’Istat ha pubblicato i nuovi dati sulla produzione industriale. Anche questa volta la notizia è stata diffusa da molti giornali o telegiornali in modo fuorviante o errato. Ad esempio Il Tg2 dell’11 ottobre delle ore 20.30 lanciava così la notizia: “Buone notizie per la nostra economia la produzione industriale ad agosto ha fatto un balzo in avanti del 9,5 per cento rispetto ad agosto del 2009 e dell’1,6 per cento rispetto a luglio. Si tratta del miglior dato annuo dal dicembre del ’97”. Anche Repubblica.it, pochi minuti dopo la pubblicazione del comunicato, titolava la notizia in modo errato: “Produzione agosto +9,5 per cento sull’anno il dato migliore da dicembre del 1997”. Oppure la versione cartacea del Corriere della sera che titola così: “Più macchinari scatto della produzione”. E nel sottotitolo“per l’Istat ad agosto è salita del 9,5 per cento il livello più elevato dal 1997”. Il dato non è il migliore dal 1997, come si può facilmente evincere guardando il grafico 1 costruito sui numeri resi pubblici ieri: la produzione industriale è ancora lontana dai livelli dell’aprile 2008, per l’esattezza è del 17,1 per cento inferiore rispetto a prima della crisi. Bisogna poi tener conto che il mese di agosto è statisticamente “ballerino” a causa dell’effetto destagionalizzazione. La destagionalizzazione è “una metodologia applicata allo scopo di identificare e rimuovere le fluttuazioni di carattere stagionale che impediscono di cogliere correttamente l’evoluzione di breve termine dei fenomeni considerati”.

[leggi tutto su LaVoce.info]

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Le quote di mercato di Internet Explorer

Molti siti popolari (per esempio Network World, Engadget, Slashdot) hanno annunciato un giro di boa importante nella storia della Rete: Internet Explorer, il browser di Microsoft che negli anni scorsi aveva un sostanziale monopolio sul mercato, tanto da essere oggetto di una lunga causa antitrust negli Stati Uniti, è oggi usato da meno della metà degli utenti di Internet. Nel 2002 lo usavano il 90% degli internauti.

La soglia psicologica del 50% è stata superata il mese scorso (IE è al 49,87%); il secondo browser più utilizzato è Firefox, con il 31%, seguito al terzo posto da Google Chrome con il 12%. Questi due programmi di navigazione sono oltretutto da mesi in salita, mentre Internet Explorer è da tempo in calo.

La notizia, però, va presa con un pizzico di cautela. Le cifre precise di diffusione dei vari browser dipendono infatti dagli strumenti di rilevamento utilizzati. Per esempio, il rilevamento di NetMarketShare indica che IE è ancora al 60%, mentre Firefox è al 23%, seguito da Chrome all’8% e da Safari al 5%. Secondo W3Counter, invece, Internet Explorer è addirittura al 43% e al secondo posto c’è Firefox con il 30% (Chrome è all’11%, Safari è al 5,5% e Opera è all’1,6%). StatOwl piazza IE al 63%, Firefox al 21%, Safari all’8%, Chrome al 6% e Opera allo 0,36%).

[leggi l'intero post su Il Disinformatico di Paolo Attivissimo]

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Quanti fatti stanno in quattro minuti?

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